Spesso frequento forum di musica piuttosto tecnici per capire come funzionano i vari marchingegni  o per aggiornarmi sulle ultime novità in ambito musical-tecnologico. Ogni tanto salta fuori qualche riflessione tra gli utenti che va al di là di semplici schede tecniche o risposte in frequenza di alcuni tipi di monitor. Si parlava di passione e di arte e di come poter “remunerare” l’artista che provoca emozioni e piacere.  Vi riporto quindi un intervento interessante su cui decisamente bisogna riflettere.La musica non è un macchinario, ne qualcosa che serve a produrre. L’arte è inutile, così come ricorda Oscar Wilde. Proprio perchè non deve convincere qualcuno, non deve trovare consensi, ne deve dare indicazioni morali, bensì rappresentare il bello, i requisiti sono la capacità di vederlo e la maestria per descriverlo.

L’arte non produce, eleva.

Ed è nostro dovere, nei difficili tempi in cui viviamo, trovare un modo per retribuire chi la crea. Mentre è facile capire la relazione quando si va dal salumiere e si riceve in cambio prosciutto per qualche banconota, non è altrettanto immediato comprendere che per ogni intuizione, per ogni pensiero creativo, per ogni ragionamento risolutivo, ispirato da una musica che stiamo ascoltando, da un libro letto o da un quadro folgorante, dovremmo pagare all’autore quattrini, ma non è possibile, perchè l’autore non si materializza all’istante a riscuotere ciò che gli spetta, lui ci affida qualcosa di grande e si augura che non vada sprecata, senza occuparsi troppo di cosa mettersi in bocca e per questo spesso visto come fighetto invece che poeta. Infatti l’appiattimento che ci troviamo a vivere è, in questo caso, dovuto dal fatto che tutto ciò che è riconducibile a un prezzo ha un valore, va da se che ciò che non ha questo requisito non lo sia.

Eppure chi è saggio ed intelligente sa bene che l’arte è un valore in quanto accresce l’individuo, mentre il denaro in se non lo è per definizione, ma semmai ciò che il denaro ti permette di fare può esserlo.

Ora, non basta nemmeno piangersi addosso e dire quanto è brutto il mondo, ne con rassegnazione far discorsi  in cui si “vorrebbe insegnare come danzare in architettura”, c’è da fare parecchio lavoro interiore, meditazione e interrogarsi.

Infatti l’arte non arriva nel momento in cui uno piange e alla fine qualcun altro per consolarlo gli dice che è un artista. C’è bisogno di molta dedizione, costanza e onestà intellettuale per far arte e tantissima sensibilità per saperla cogliere e poi tradurre in qualcosa comprensibile per altri.

Invece, purtroppo, basta farsi un giro su myspace per accorgerci che i primi a sputtanarla siamo noi piccoli emergenti che ci interroghiamo cosa dobbiamo fare per renderla nota, prima di interrogarci come fare per renderla arte.